L’ Arte nelle Radici


Di Daniela Colombo.

Che fascino hanno le radici! Mi capita spesso quando lavoro in giardino di dargli più importanza della pianta.

La pianta secca riesco a buttarla, la radice no…

Hanno forme meravigliose, e da quando m’ interesso sulle loro strategie di comunicazione le trovo ancora più fantastiche!

La loro resilienza, la capacità di adattamento alle condizioni in cui l’albero cresce stimola la fantasia e l’immaginazione umana.

Ed ecco come due artisti hanno elaborato e studiato la loro vita prendendo ispirazione per la loro creatività.

Diana Scherer

Quest’artista tedesca che vive ad Amsterdam si é inizialmente ispirata sugli studi di Charles Darwin riguardanti l’evoluzione delle piante.

Nel suo libro: ” Il Potere di movimento delle piante” lo scienziato spiegava come le radici si muovano con intelligenza nel terreno.

Non sono passive, sanno riconoscere le zone con sostanze utili e con la giusta umidità, crescendo ed estendendosi volontariamente.

Darwin sosteneva che le piante non hanno un vero e proprio movimento come invece le radici che si adattano allo spazio che trovano.

Diana Scherer rimane affascinata da questi studi sviluppando una vera passione per le radici.

La colpiscono gli schemi complessi e sconosciuti nascosti sotto terra e trova la giusta ispirazione per la sua vena artistica.

Dapprima comincia un progetto che chiama: “Nurture Studies”, nel quale fa crescere una serie di fiori per un periodo di sei mesi in contenitori di forme diverse, studiando l’intreccio e la dinamica e mostrandone le radici.

Poi comincia a collaborare con esperti biologi della “Rodbound University” che considerano le radici il cervello delle piante, valutando insieme le dinamiche che ne orientano i movimenti. Questo impegno dá il via al progetto “Interwoven” dove prepara dei calchi nel sottosuolo per invitare le radici ad intraprendere percorsi specifici alla ricerca di sostanze di nutrimento. Le radici sono in grado d’intersecarsi per formare trame intricate ed affascinanti.

Possiamo vedere arabeschi, fiocchi di neve, tappeti persiani e merletti come fossero tessuti dall’uomo, invece sono solo una grande collaborazione tra Uomo e Natura!

Il suo nuovo progetto é creare vestiti usando questi tessuti incredibili…

Foto di Diana Scherer.

Enrique Oliveira

Artista brasiliano che crea grandissime installazioni per le quali usa il più delle volte materiali di scarto e riciclo ( e in particolare il legno di “tapumes” usato per le recinzioni dei cantieri) che recupera per le strade di São Paulo.
Questo gesto di riciclo dei materiali umili e di scarico vuole essere anche uno stimolo positivo per la gente che con gli stessi materiali costruisce le baracche delle favelas.

In “Baitogogo”, opera installata a Parigi nel 2013 presso il Palais de Tokyo, troviamo una incredibile e complessa ragnatela di radici che danno un’idea della forza della natura.

Oliveira trasforma il legname in una complessa struttura che si staglia negli ambienti del museo senza che esso riesca a trattenerle, dominandone lo spazio.

Trasforma il legno in un groviglio di enormi radici che s’ intersecano l’una con l’altra e poi con potenza prolungandosi insieme.

Una vera metafora e denuncia della crescita delle favelas.

“Baitogogo” secondo una leggenda indigena brasiliana era il nome del capo di un villaggio che si macchió di un crimine orribile: uccise la moglie. Dopo essere stata violentata da un componente del clan, la strangoló con una corda d’arco e la seppellí in segreto.

Non rispettó quindi le tradizionali usanze funebri che prevedevano una sepoltura sotto terra innaffiata abbondantemente di acqua, ritenuta la “Grande Dimora” delle anime.
Il figlio disperato per la scomparsa della mamma chiese agli Spiriti di trasformarlo in uccello, una volta trasformato depose le sue feci sulla spalla del padre. Queste si trasformarono in un albero che crebbe sulla spalla dell’uomo che oppresso dal peso fuggì dal villaggio pensando di non far attecchire le radici. Narra la leggenda che in ogni punto in cui si fermó sgorgó acqua sotto forma di laghi o fiumi, ripristinando la comunicazione tra il mondo dei vivi e dei morti dove poter chiedere perdono.

In ” Transarquitetônica” grandissima installazione al Museo di Arte Contemporanea dell’ Università di San Paolo, invita gli spettatori ad entrare tra le radici degli alberi. Tra caverne e cunicoli, in percorsi multipli si cammina come se fossimo nella Grande Casa di Madre Natura!

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