Patrick Dougherty: lo Scultore Primordiale


27 SETTEMBRE 2016 / WOODFEELSART

«Ho cominciato a fare arte guardando la primitività e intrinseca originalità dei disegni primitivi. La loro netta naturalezza» Patrick Dougherty

Opere a metà strada tra scultura e architettura che a prima vista potrebbero sembrare giganteschi gomitoli di lana. Si tratta delle bellissime installazioni artistiche del falegname e designer Patrick Dougherty, complesse strutture alte alcuni metri ottenute intrecciando con maestria sottili rami e piccoli alberelli. L’artista nato in Oklahoma nel 1945, ha unito le sue abilità nel lavorare il legno con l’amore profondo per la natura, creando sculture di rami con cui decora il paesaggio, donandogli un aspetto più dinamico grazie alla torsione dei rami a testimoniare come la natura selvaggia si pieghi e modifichi senza spezzarsi.

Si ispira a tecniche di costruzione primitive, operando una tessitura di materiali naturali che ricordano grazie alla loro forma delle case a nido. Nella creazione delle sue opere viene aiutato da un gran numero di volontari (anche 50 persone), ed impiega anche tre settimane per creare ogni scultura che sembra però avere durata limitata, dopo circa due anni inizia infatti a deperire, afflosciarsi ed infine disfarsi, fino ad apparire una semplice catasta di legna.

I suoi sono veri e propri rifugi naturali, praticabili e liberamente fruibili, diventando parte del paesaggio o del luogo che le ospita. In trent’anni ha costruito più di 230 installazioni realizzando costruzioni di scala sempre più monumentale, integrate a tal punto con l’ambiente che sembrano sul punto di dipanarsi e arrotolarsi nuovamente in altre forme.

Le opere di Dougherty sono l’espressione di un primitivismo che vuole incontrare l’arte nella sua più pura e semplice spontaneità aggregativa. L’abilità di falegname lo ha portato a sperimentare ed elaborare utopici modelli di “nidi” e strutture che rappresentano il rifugio umano ed esistenziale dell’uomo che è in continua ricerca del rapporto con la natura primordiale e primitiva.

Testo e photo di P. Dougherty

Méchain e “L’Arbre aux échelles: un rifugio esistenziale.


da WOODFEELSART del 16-4-2016

di Méchain anche le foto

<< Con “Se alzi un muro, pensa a ciò che resta fuori” , Calvino mi ha conquistato >> F. Méchain

François Méchain, nato nel 1948 è uno scultore e fotografo francese di particolare rilevanza nella Land art. Vive e lavora a Varaize in Charente, il paese natio a cui è particolarmente affezionato; la sua arte è molto legata alla territorialità e alle tradizioni dei luoghi dove esercita. Di fondamentale importanza per Méchain è la nozione di operare “in situ”, ovvero creare le opere in base all’area che si prende in considerazione, l’arte deve così appartenere alla sede che gli compete.

“L’arbre aux échelles”, François Méchain. L’albero di scale nel parco di Château de Chaumont-sur-Loire in Francia.

Se nascere in un luogo può essere frutto del caso, adattarlo alla propria vita è invece un complicato procedimento di riflessione; qualsiasi spazio è un concentrato di memorie, pezze di un passato che decidiamo o meno di cucirci addosso.

In questo momento della storia che classifichiamo come postmodernità abbiamo dei grandissimi limiti perché non capiamo che vivere in un luogo, significa vivere quel luogo.

La durata della vita dell’essere umano infatti non è paragonabile ai tempi geologici e l’uomo, in questa prospettiva ampliata, rimane solo un individuo di passaggio in uno spazio e in un tempo che non dipendono da lui.

Ponendo queste affermazioni ci si interroga allora su quello che riusciamo a trasmettere in questo breve transito esistenziale.

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